La Cucina Economica

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LODE ALLA CUCINA ECONOMICA

Nelle case del paese o della campagna fino agli anni 60, era presente la cucina economica: era una stufa, una grande scatola di lamiere di ferro, composta da una piastra con tre fori di diverse dimensioni, coperti da anelli concentrici; dalla fornace per bruciare legna, da un forno, da una piccola caldaia per l’acqua calda. Era un ritrovato dei primi anni del 900, dopo l’invenzione della ghisa e del mattone refrattario; prese progressivamente il posto dell’antico focolare o dei più piccoli fornelli a carbonella. Era un “elettrodomestico” poco elettrico e molto domestico. Non c’era il pericolo della corrente elettrica “la scossa” o di una fuga di gas.

Era una macchina perfetta per il risparmio energetico: basso consumo, alto rendimento, non lasciava residui, non inquinava.

Assolveva a 10 funzioni.

  1. Piano di Cottura: il fuoco è sempre acceso per far bollire l’acqua o cuocere la carne, abbrustolire il pane, tenere in caldo le vivande… puoi usare la fiamma viva (con i tre grandi fori regolabili mettendo o sottraendo i cerchi concentrici di ferro) o la piastra arroventata. Una apposita valvola regola la fiamma e il calore.
  2. Riscaldamento centralizzato: usando i più diversi combustibili (legna, carbone, stecchi, carta ecc..) scalda in modo omogeneo e continuo la cucina che è il vero cuore della casa (grazie a lamiere di ghisa o ferro e alla pietra refrattaria che mantiene il caldo e lo restituisce in modo progressivo). I tubi “i canoni” attraversano la cucina e le camere da letto. Il fumo esce freddo dopo aver donato tutto l suo caldo alla casa.
  3. Boiler: una caldaia inserita all’interno della stufa, “la caldireina” opportunamente rincalzata fornisce acqua bollente alla famiglia.
  4. Umidificatore: l’evaporazione delle pentole in cottura, fornisce all’ambiente una giusta misura di umidità; abbatte la polvere e facilita la respirazione, specie nei periodi invernali.
  5. Asciugatoio: una raggiera di bacchette di metallo, opportunamente fissate a raggiera intorno al tubo del fumo, diventa un utile stenditoio per la piccola biancheria. Quando quei bracci non servono si possono rinchiudere. Il corrimano di ottone che protegge il piano cottura è un altro stenditoio per “burazzi” e asciugamani.
  6. Forno: è situato a sinistra in alto vicino alla camera del fuoco, chiuso da uno sportello.
  7. Scaldavivande: sotto il forno c’è un’altra apertura chiusa da uno sportello: ha una temperatura più bassa e serve a tenere in caldo le vivande o per asciugare scarpe e pantofole.
  8. Detersivo ecologico: per fare il bucato, si usa la cenere che bollita fornisce un prodotto chimico “l’alsìa” (liscivia, a base di carbonati alcalini) che serve a lavare lenzuola e vestiti.
  9. Scaldaletto: le brace d’inverno servono a riempire la “padela” che dentro allo scaldaletto “prete da letto”, intiepidiscono dolcemente le lenzuola. Servono anche per scaldare il ferro da stiro o, conservate sotto la cenere, per riaccendere la fiamma la mattina presto. La stufa era in certo modo il luogo sacro alle vestali, le donne di casa, dove si conservava il fuoco.
  10. Inceneritore: nella casa non si butta via niente, i rifiuti organici vengono buttati nella “massa” insieme alla caligine della pulizia dei tubi e diventano concime; il ferro e la carta sono “riciclati”, tutto il resto è buttato nel fuoco. Ma anche, si dice, che il fumo caccia e scioglie la nebbia e quando la stufa tira male e il fumo entra in casa, è segno che la pressione è bassa e si prevedono piogge o bufere (funzione barometro).

La cucina economica insomma non era una macchina fredda e anonima come il fornello a gas, la lavastoviglie, il forno a microonde o il frigo. Era una compagna amica e benefica della nostra infanzia, la si accudiva tenendola bel pulita e “sgurata” e portando la legna vicina perché si asciugasse; per accenderla ci voleva un’arte speciale; dopo un po’ di fatica ti restituiva in calore le tue attenzioni. Diversamente dal focolare ti dava la possibilità di preparare piatti diversi e profumati. Era piena di odori e profumi. Era legata alla figura della madre, al suo amore e al suo calore, che ti accompagnava nelle umide e fredde giornate invernali nel caldo abbraccio del letto riscaldato dalle brace. In verità la notte del 5 gennaio, creava qualche difficoltà alla Befana che doveva passare non più dal camino ma attraverso i tubi. Ma le calze dei bambini attaccate ai ferri dello stenditoio erano comunque sempre pieni di doni.

Beppe Manni

4 gennaio 2001